foto di Andrea Nicodemo

Condensare una stagione in un articolo non è mai facile: nella sintesi si perdono irrimediabilmente tante sfumature che, in chi ha avuto le responsabilità nei momenti decisivi, a volte hanno pesato come macigni. Se la stagione di cui si parla è quella vissuta da Giancarlo Maggio il discorso si fa, se possibile, ancora più complicato. Considerare solo la sequenza di gare giocate, analizzando risultati, medie punti o varianti tattiche non restituirebbe un’immagine autentica dell’allenatore del Portogruaro femminile. Maggio non è un dogmatico e, cosa più importante, è come allena: l’uomo e il tecnico sono fusi in modo inscindibile. Gli piace pensare e parlare di calcio, ma la sua dimensione pallonara-riflessiva nei giorni prima della partita assume i contorni dell'”overthinking”, come direbbe Guardiola: valuta diverse variazioni allo spartito, alla ricerca di quella per lui migliore. L’angolazione scelta per raccontare la sua stagione è quindi un’altra: isolare dei momenti, nel percorso della squadra portogruarese, in grado di dirci qualcosa su Giancarlo Maggio.

Per comprendere i passaggi chiave della stagione delle granata, infatti, sia nel bene che nel male, bisogna assumere la prospettiva del “capo del manicomio”, come si fa chiamare colui che per sette mesi, da novembre a giugno, le ha allenate. A dare forma e colore ai concetti ci saranno le immancabili foto di Andrea Nicodemo. Inoltre Maggio, essendo un passionale, si esprime volentieri attraverso citazioni musicali, per questo le foto sono associate a canzoni, che in alcuni casi hanno fatto parte dei discorsi di Maggio alla squadra, in altri risultavano un buon titolo per la foto in questione.

Il gatto e la volpe – Edoardo Bennato

Lui è il gatto, ed io la volpe, siamo in società
Di noi ti puoi fidar

Barese di origine, nato in Germania, nella Barivecchia di fine anni ’80 è un promettente centrocampista. Un ginocchio saltato ne interrompe prestissimo la carriera da giocatore e fa iniziare quella da allenatore. Innamoratosi di Portogruaro e del Portogruaro, l’approdo al settore femminile è per lui un Nuovo Mondo. Al momento della stretta di mano col responsabile del settore femminile Giorgio Furlanis è in cerca di stimoli e ha nel curriculum solo esperienze alla guida di squadre maschili. Per chi vive di sensazioni, è una chiamata irrinunciabile. La panchina delle granata, oltre a essere probabilmente l’ultima della sua carriera, gli permette infatti di chiudere professionalmente un cerchio e di conoscere un gruppo di ragazze che vive di passione, come lui.

A mano a mano – Rino Gaetano

foto di Andrea Nicodemo

Ma dammi la mano e torna vicino
Può nascere un fiore nel nostro giardino
Che neanche l’inverno potrà mai gelare
Può crescere un fiore da questo mio amore per te

Nei primi allenamenti, Maggio è folgorato dalla passione del gruppo. Il primo mese e mezzo è stato caratterizzato, a detta del mister ma più volte confermato dalle ragazze, da un “lavoro psicologico”. Un periodo propedeutico e necessario a Maggio per capire le dinamiche di spogliatoio, farsi accettare e conquistare la fiducia del gruppo. La pazienza e il tempo dedicati a questa prima fase conoscitiva hanno iniziato a mostrare effetti benefici attorno al primo mese di gestione: agli occhi del mister già il poker subito a Riccione a inizio dicembre porta con sé, nonostante il passivo, un approccio incoraggiante e spunti in cui credere. Il pareggio contro la Vis Civitanova e la sconfitta di Trento testimoniano, e per poco non premiano, prestazioni interamente propositive. Col senno di poi, in quel mese e mezzo è nata la collaborazione tra squadra e guida tecnica, rivelatasi poi un pilastro della salvezza.

L’isola che non c’è – Edoardo Bennato

foto di Andrea Nicodemo

Seconda stella a destra, questo è il cammino
E poi dritto fino al mattino
Non ti puoi sbagliare, perché
Quella è l’isola che non c’è

E ti prendono in giro se continui a cercarla
Ma non darti per vinto, perché
Chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle
Forse è ancora più pazzo di te

“Da oggi gioca chi è acceso” è più o meno quello che Maggio ha detto alla squadra in previsione del rush finale per la salvezza. Fuor di metafora: la posta in palio vale più del rispetto per il curriculum, perciò avrebbero giocato coloro che sarebbero risultate più pronte “qui e ora”, indipendentemente dalla carta d’identità. Un po’ come i rigori in finale: non li tira sempre il più forte in assoluto, ma chi se la sente. Falcão non è andato sul dischetto contro il Liverpool, Grosso contro la Francia sì.

Sally – Vasco Rossi

foto di Andrea Nicodemo

Perché la vita è un brivido che vola via
È tutto un equilibrio sopra la follia
Sopra la follia

Maggio cita volentieri questi versi nei suoi discorsi alla squadra, ma potrebbe usarli anche come frasi motivazionali a tutti gli effetti, d’altronde vede il calcio come una metafora della vita. Secondo lui, la follia non va rifiutata, perché può risultare utile in determinati momenti, come sfiato quando la tensione si accumula. Non ci stiamo riferendo per forza alle sue esultanze scatenate dopo i gol, anche se quelle sono un ottimo esempio.

Zitti e buoni – Måneskin

foto di Andrea Nicodemo

Sono fuori di testa ma diverso da loro
E tu sei fuori di testa ma diversa da loro
Siamo fuori di testa ma diversi da loro

Siamo ancora dentro il recupero di Portogruaro-Padova e l’intera panchina si è riversata in campo a festeggiare il gol-vittoria di Gashi, subentrata a inizio ripresa anche se non con i 90′ nelle gambe. Certe scelte di Maggio ricordano alcune trovate di Mourinho: risultano poco comprensibili dall’esterno, perché sono antiaccademiche, controintuitive. Per capire il senso di quel cambio bisogna guardare in alto: è stato una preghiera (esaudita) ad Eupalla, la dea del calcio, di cui Maggio è un fedelissimo. La partita di fatto finisce lì, sul risultato di 2-1 per il Porto. In sala stampa l’allenatore granata dirà che quel gol era solo la punta dell’iceberg, il segnale che la farfalla era uscita dal bozzolo. Un premio per il percorso fatto fin lì insieme alla squadra, per aver mostrato in campo coesione e convinzione di potercela fare insieme. Tutti elementi che, al termine di una partita molto tirata (“palla su palla” come direbbe lui), hanno fatto la differenza tra una traversa e un gol all’incrocio. Aiutati e il ciel t’aiuta.

Ma il cielo è sempre più blu – Rino Gaetano

foto di Andrea Nicodemo

Chi lancia le punte, chi gioca espressivo
Chi fa girar palla, chi entra aggressivo

Na na na na na na na na na na na na

Ma il porto è sempre più

Il calcio in fondo è un gioco semplice: giocandosi in undici, l’affiatamento tra i componenti di una squadra è un punto di forza. Se però uno schema si insegna con la ripetizione sistematica, come si allena lo spirito di gruppo? Se fate questa domanda a Maggio vi risponderà: mettendosi a disposizione, con sensibilità e trasparenza, dando e ricevendo fiducia fino a far vibrare all’unisono le corde emotive di chi va in campo. Questa è la chiave che usa di solito, al di là della pur insostituibile componente tattica (stiamo pur sempre parlando di un patentato Uefa B).

Anche in questa sua avventura granata è stato così: ha cercato una connessione viscerale con la squadra, costruita sommando tante piccole attenzioni reciproche, apparentemente dettagli, che vanno sotto la definizione generale di “logica del noi”. Un equilibrio sottile, delicato, fragile, ma anche profondo e cristallino nei momenti migliori. Lui la chiama “magia”, come se si trattasse di una forza superiore di cui è custode. Una dimensione inafferrabile e sfuggente a una definizione precisa, che però è riuscita a unire sotto lo stesso cielo personalità tra loro diverse. Nel corso del campionato, la “magia” ha convogliato verso un unico obiettivo energie e potenzialità e si è concretizzata in gioco, gol e punti, rivelandosi, a conti fatti, decisiva. La canzone di Rino Gaetano che abbiamo scelto, tra l’altro, è stata recentemente portogruaresizzata, modificando il testo, ed è diventata uno dei canti di vittoria delle granata: “Ma il Porto è sempre più su”.

Un’avventura – Lucio Battisti

foto di Andrea Nicodemo

Non è un fuoco che col vento può morire
Ma vivrà quanto il mondo

Il 3-1 in casa contro il Venezia VFC è forse il punto più alto della stagione. Contro le più quotate lagunari è uno show: Battaioto sblocca subito, tre tocchi di palla nell’area ospite portano al raddoppio, la difesa non concede quasi niente, il capitano ospite Baldassin stende Battaiotto in contropiede e viene espulsa, Spinelli nel finale archivia la pratica. Il momento è importante non solo per la classifica, ma perché testimonia un passaggio di status: il Porto, se in giornata, dimostra di poter fare la voce grossa anche contro squadre della metà sinistra della classifica. Quel circolo virtuoso, che sulla “magia” si è costruito e ha portato le granata a raccogliere venti punti in otto partite nell’inverno 2021-2022, però, non è rimasto come una conquista permanente o da dare per scontata. Eppure, come una vestale, Maggio non ha mai lasciato spegnere il “fuoco”, termine che per lui indica il coraggio e la combattività di chi non ha paura, cercando di trasmetterlo alle ragazze: la salvezza del Porto è stata anche una questione di fede. La storia del suo disperato innamoramento.

We are the champions – Queen

foto di Andrea Nicodemo

E intendiamo andare avanti e avanti e avanti
And we mean to go on and on and on and on
Noi siamo i campioni, amici miei
We are the champions, my friends

E continueremo a combattere fino alla fine
And we’ll keep on fighting till the end

Siamo i campioni
We are the champions

L’ultimo segmento di campionato è il periodo in cui Maggio fa con più forza riferimento all’elemento identitario granata, orgoglioso come il Mourinho del triplete e anticonformista come Zeman. Con l’approssimarsi della fine del torneo, la sua narrazione distingue in modo sempre più netto il suo Portogruaro dal resto del mondo. L’immagine usata da lui per descrivere il Porto era quella del guastafeste: contro formazioni molto più attrezzate, sia per strutture sia per rosa sia per budget (e a volte anche per spavalderia), bisogna resistere, contrapponendo mutuo soccorso e orgoglio della provincia. Un discorso fatto anche un po’ per necessità: il finale di campionato propone infatti Venezia FC, Trento, Vicenza e Riccione nel giro di sei giornate (il discorso vale anche per società meno performanti ma di alto lignaggio come Bologna e Padova). È un modo per compattare lo spogliatoio in vista delle ultime e decisive partite, ma anche una amara presa di coscienza. Le granata in quelle settimane hanno dovuto infatti fare i conti con direzioni arbitrali sfavorevoli e con l’ingiusta formula dei playout, che le ha costrette a giocarsi la categoria in uno spareggio unico contro i Mittici, arrivati a tre posizioni e tredici punti di distanza alla fine del campionato, con il solo vantaggio del fattore campo.

Vado al massimo – Vasco Rossi

foto di Andrea Nicodemo

Meglio rischiare, che diventare
Come quel tale, quel tale
Che scrive sul giornale

Nei confronti della propria squadra Maggio è traboccante in tutto, senza mezze misure: schietto fino allo scontro, ideatore instancabile di metafore e slogan (molto apprezzati anche dai suoi imitatori), disponibile al dialogo fino all’autoconsunzione. Un’espulsione rimediata in casa contro il Riccione lo tiene in tribuna per cinque giornate, da dove non smette mai di sentirsi in panchina. Nella foto osserva le granata che stanno fermando il Trento, poi vincitore del campionato. Seguire la partita insieme a lui sulle gradinate del “Mecchia” è come vederlo in campo, ma da vicino: urla indicazioni, passeggia avanti e indietro, litiga, fuma nervosamente. La presenza del direttore sportivo Shaqa Gashi al proprio fianco però gli alleggerisce la tensione.

I’ll Be There for You – The Rembrandts

foto di Andrea Nicodemo

I’ll be there for you
Sarò lì per te
(When the rain starts to pour)
(Quando la pioggia inizia a versare)
I’ll be there for you
Sarò lì per te
(Like I’ve been there before)
(Come se fossi stato lì prima)
I’ll be there for you
Sarò lì per te
(‘Cause you’re there for me too)
(Perche ‘sei lì anche per me)

Se l’esperienza di Maggio al Portogruaro femminile fosse un periodo artistico, sarebbe il Romanticismo, nella sua capacità di convogliare patriottismo e dimensione sentimentale. È appena terminato il playout, Maggio è in lacrime al centro del campo e il suo è un pianto di gioia ma anche di sfinimento. Prima della partita ha rivolto alla squadra il discorso forse più stile-Maggio di tutti. Gli ultimi 90′ della stagione del Porto sono la conclusione e insieme la sintesi della sua prima esperienza alla guida di una squadra femminile. Un percorso non lineare, ma sempre illuminato dalla fiducia di potercela fare e costellato da una quantità innumerevole di esempi di attaccamento alla squadra e alla città. Se tra due punti passa una e una sola retta, per uno ne passano infinite: metaforicamente è il caso del momento fotografato, sublimazione del suo spirito portogruarese e di tante altre cose, che il playout ha premiato. Forse si sarà guardato indietro in quei secondi, difficile capirlo, l’immagine comunque supera le parole. Se lo incontrate per strada oggi, c’è una buona probabilità che abbia ancora indosso la stessa polo di quel giorno (lavata, s’intende).

Il meglio deve ancora venire – Ligabue

foto di Andrea Nicodemo

E la città risplende ancora
Anche con poche luci fuori
E tu che non cambi direzione
Sai di sicuro come va a finire

(…)

Il meglio deve ancora venire

A livello tecnico, la salvezza per il Porto equivale alla promozione per il Trento: un successo che alla vigilia era nelle corde della rosa, ma che, per essere raggiunto, costringeva a superare avversarie dello stesso calibro e quindi anche a superare sé stessi. A parità di forze in campo (più qualche assenza pesante nel finale), avere Maggio in panchina ha fatto la differenza per il mantenimento della categoria. La sua conferma alla guida del Portogruaro femminile per il prossimo campionato nasce però anche dalla consapevolezza che il meglio deve ancora venire. L’anno prossimo, con qualche innesto, in riva al Lemene si può alzare l’asticella e rivivere scene del genere già da quel mese che del mister, peraltro, è omonimo.

Nice Matiz

Davide Gasparotto

Di Cartellino Rosa

Cartellino Rosa è un blog sportivo amatoriale, sostenuto dalla passione per il calcio femminile di alcuni ragazzi, con l'obiettivo di darà visibilità a questo mondo.

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