L’Italia perde di misura allo stadio Luigi Ferraris di Genova contro il Brasile, gara tutt’altro che spettacolare decisa da Adriana Leal da Silva che col destro dopo l’intervento aereo a vuoto di Galli controlla e calcia col destro tra Filangeri e Lenzini insaccando alle spalle della neo entrata Durante.

Fin qui semplicemente la cronaca del goal che ha fissato il punteggio sull’1-0 verdeoro, ma quello che è balzato agli occhi è stato lo schieramento e l’atteggiamento della squadra. Partiamo quindi dall’inizio, dalla lettura della formazione di partenza:

Giuliani in porta, linea a 5 composta da Filangeri Lenzini Boattin terzetto centrale con Bergamaschi e l’inedita Galli come esterne. Rosucci (capitana per le assenze di Gama e Girelli) Cernoia e Greggi in mediana, mentre Caruso in appoggio di Giacinti in attacco. Saltano subito all’occhio alcune cose: Galli quinta di destra è un inedito assoluto. La centrocampista dell’Everton è bravissima in mediana a smistare palloni, a intercettare i passaggi avversari e a proporre per le compagne ma non di certo per ricoprire il ruolo di esterna a tutta fascia dove corsa, velocità e progressione sono necessarie.

Avere Boattin per tenerla indietro senza poter andare sul fondo o cercare il tiro (come contro la Romania al Mazza di Ferrara) è un’altra di quelle scelte discutibili che la CT dovrebbe chiarire per capire il perché di uno schieramento così conservativo. E’ sembrata evidente la completa paura dell’Italia nei confronti delle avversarie che, pur avendo giocato una gara sotto la sufficienza, escono comunque dal Ferraris con la vittoria.

Il centrocampo era l’unico reparto senza sorprese. Rosucci a intercettare palloni e guidare le compagne, Greggi e Cernoia a cercare di proporsi in avanti e dialogare con le attaccanti. Giacinti ha avuto l’unica palla-goal del match (e anche l’unico tiro in porta di tutta la partita azzurra) al 30′ ma l’ex Milan ha incredibilmente calciato sul portiere. Passiamo al ruolo di Arianna Caruso: 10 in assenza di Girelli, ma pur sempre una centrocampista che si inserisce sui movimenti delle attaccanti. Giocare come seconda punta è un altro esperimento che non ha dato i frutti sperati. In panchina c’erano Catena, Polli, Glionna, Cantore e Bonfantini, la CT Milena Bertolini aveva tanta scelta per schierare un attacco molto più pericoloso di quello visto a Genova sin dal primo minuto di gioco.

Caruso è giusto giochi in appoggio delle attaccanti ma pur sempre da centrocampista, con tutte le giocatrici offensive convocate si poteva fare decisamente meglio. Al 63′ è entrata Cantore per Greggi, al 71′ Polli per Galli e Glionna per Giacinti. Quello che ha lasciato di stucco è stata la paura nei confronti delle avversarie. Schieramento 5-3-2 (o 5-4-1 con Caruso spesso sulla linea delle centrocampiste) per coprire le corsie esterne con Galli che non andava mai sul fondo (non essendo il suo ruolo) mentre Bergamaschi era l’unica chiamata a sovrapporsi. Valentina Giacinti quasi completamente abbandonata a se stessa, mentre nella Roma ad esempio con Serturini, Glionna, Haavi, Roman, Giugliano e Andressa che ruotano sulla trequarti questo non succede.

Avere Giacinti e pensare di poterle affidare tutto il peso dell’attacco è una battaglia persa in partenza, la classe ’94 ha bisogno delle compagne vicine per attaccare la profondità. Cosa che le è riuscita alla perfezione al 30′, ma poi con così pochi rifornimenti non si è più ripetuta.

Ad ogni modo l’amichevole col Brasile sarebbe dovuta servire per provare movimenti nuovi, ad esempio un 4-2-3-1 propositivo con attaccanti sulle corsie esterne in grado di puntare e saltare le dirette marcatrici. E non adattare Galli completamente bloccata dietro per paura di subire goal, oppure continuare a giocare con la difesa a 5 che è solo ed esclusivamente ammettere prima del calcio d’inizio di avere paura.

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