Si sapeva bene che la sfida contro le giallorosse sarebbe stata complessa, e così è stato: una partita ad altissima intensità fin dalle prime battute, in cui la lotta per la supremazia a centrocampo è stata una costante per l’intero incontro.

Le bianconere nel primo tempo hanno faticato parecchio ad esprimere il proprio gioco per merito di una Roma che ha saputo, come sottolineato dal suo tecnico Spugna, “togliere i loro punti di forza, facendoli diventare poi nostri”. Tuttavia ciò è avvenuto attraverso un canovaccio totalmente diverso da quello immaginato alla vigilia, ovvero rinunciando all’abituale controllo del possesso palla per invece concentrarsi su un pressing alto asfissiante nonché il recupero rapido delle seconde palle attraverso marcature a uomo.

L’obiettivo quindi non è stato tanto vincere imponendo il proprio stile di gioco classico, come invece mister Spugna ripete spesso, ma piuttosto cercare di chiudere ogni linea di passaggio alle avversarie, costringendole spesso a cercare degli improbabili passaggi lunghi, e ripartire fulmineamente con le ali per sorprendere la difesa bianconera. 

Insomma, di fatto un catenaccio bello e buono rivisto però in ottica “moderna”.

La Roma, con questi accorgimenti ad hoc, ha saputo mettere in grossa difficoltà le bianconere nel primo tempo, facendone girare a vuoto il centrocampo e costringendole a cercare soluzioni di gioco completamente avulse alla loro consuetudine.

La Juventus non è riuscita a prendere le dovute contromisure nel primo tempo, risultando non pervenuta in zona offensiva, ma rischiando poco in difesa e subendo un gol sull’unica vera disattenzione commessa. Nel secondo tempo la musica però è cambiata radicalmente.

Le bianconere sono entrate in campo con un piglio decisamente differente, e la Roma ha progressivamente incominciato a perdere campo a causa del grande sforzo profuso nel primo tempo. Montemurro non ha snaturato la sua squadra per l’occasione, ed ha insistito nei suoi principi consapevole che certe sfide si portano a casa solo alla lunga distanza.

L’infortunio di Lenzini, autrice ancora di un’ottima prova nel pomeriggio romano, ha trovato rimedio grazie alla duttilità di Hyyrynen, che si è spostata al centro regalando come sempre una prestazione di grande sostanza. 

La svolta definitiva però si è avuta con i cambi: al 80′ Montemurro sostituisce Bonansea e Rosucci con Bonfantini e Stašková, perciò la Juventus diventa a spiccata trazione offensiva passando dal 4-3-3 al 4-2-4. La coppia subentrata in poco più di dieci minuti di gioco ha mostrato tutto il suo potenziale semplicemente devastante.

La Roma, palesemente in difficoltà fisica, non ha saputo contenere minimamente l’esuberanza atletica di Bonfantini, che all’85′ si è creata un’azione incredibile che non si è tramutata in gol solo per merito di un grande intervento di Ceasar, ed al 87′ Stašková, sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da Boattin, ha trafitto l’estremo difensore giallorosso sul primo palo con quella che è la specialità della casa: il colpo di testa. Successivamente la coppia ha creato altre due azioni estremamente pericolose, non però concretizzatesi.

Ciò che risulta evidente da questa sfida è che Montemurro ha in primis mostrato di avere perfettamente in mano la squadra, gestendo i vari momenti della partita e dando la giusta scossa per portare a casa il massimo risultato, e che le ragazze bianconere non mollano mai, proiettate sempre alla ricerca del successo fino all’ultimo secondo disponibile.

Due aspetti positivi che risultano fondamentali per riuscire ad avere la meglio contro le grandi squadre. Il primo tempo è stato complicato per merito delle avversarie, ma d’altronde è inevitabile che in certe sfide vi siano momenti difficili attraverso cui bisogna passare per vincere, e la Juventus nella ripresa ha saputo reagire da grande squadra qual è facendo una cosa per nulla scontata: non snaturarsi. Montemurro ad inizio stagione disse chiaramente che questa squadra deve abituarsi a giocare sempre in modo proattivo, sapendo cogliere i momenti della partita per capire quando è opportuno rallentare e quando invece accelerare.

La Juventus ha vinto perché ha saputo mantenere fede ai suoi principi, rilanciando nel finale con la consapevolezza che ormai le avversarie erano palesemente alle corde. 

Questa vittoria, difficile e sofferta fino alla fine, oltre che essere dal peso specifico notevole nella lotta Scudetto, è un manifesto della nuova era Montemurro, orientata alla ricerca del successo attraverso una chiara identità di gioco che non deve venire mai a mancare.

Perché le grandi squadre non devono essere tali solo per i successi, ma anche per come li ottengono, e la Juventus ha imboccato una strada davvero interessante in questo senso.

Di Davide Torretta

Redattore presso Cartellino Rosa

Rispondi