Annunci

Quando l’8 giugno scorso fu annunciato Joe Montemurro come sostituto di Rita Guarino alla guida della Juventus in molti mostrarono lecite perplessità. Infatti cambiare un’allenatrice vincente, e decisamente in gamba come la torinese, con un ottimo allenatore, che ha conseguito sì eccellenti risultati all’Arsenal nelle ultime quattro stagioni ma non ha mai allenato in Italia, era decisamente una bella scommessa.

Stefano Braghin, direttore generale della Juventus Women, ha detto chiaramente che dopo quattro grandi stagioni con Guarino era giunto il momento di passare ad una fase successiva del progetto Juventus Women per due ordini di motivi: far uscire dalla comfort zone, che si era inevitabilmente creata, le calciatrici e soprattutto continuare a vincere trofei ma proponendo un calcio più offensivo, sia per attirare nuovi tifosi che per avvicinarsi agli standard delle superpotenze del calcio femminile europeo. L’obiettivo dichiarato è che la Juventus entri tra le prime otto formazioni del ranking UEFA nelle prossime tre stagioni sportive.

Montemurro, ex centrocampista australiano di origini italiane che ha giocato anche nel Belpaese ed ha conseguito la licenza d’allenatore UEFA Pro a Coverciano nel 2014, in sede di presentazione ha affermato che dalle sue ragazze vuole vedere un calcio fluido, proattivo e piacevole, in cui non conta tanto il modulo quanto tenere il più possibile la palla tra i piedi. Inoltre è intenzionato a lavorare sulla mentalità delle ragazze, per consentirle di giocare in campo internazionale senza timori reverenziali, e prestare particolare attenzione al settore giovanile.

Come ammesso dallo stesso Montemurro, era da ormai due anni che si sentiva spesso con Braghin per portare avanti l’idea di costruire un progetto che potesse puntare alla crescita non solo della Juventus, ma anche del calcio femminile italiano.

Braghin ha asserito quindi che la scelta di sostituire Guarino non è stata dettata dal fatto che qualcosa non andasse bene, ma solo dalla volontà di condurre la Juventus in un’altra dimensione che, secondo lui, è raggiungibile oggi solo con un allenatore di comprovato profilo internazionale, in grado di sviluppare il potenziale del gruppo in un modo totalmente differente.

Montemurro perciò è partito immediatamente impartendo alla squadra nuovi concetti tecnico-tattici, per cui risulta necessario un fisiologico periodo d’adattamento. L’acquisto di Bonfantini e la nuova collocazione a centrocampo di Zamanian nel ruolo di regista sono state le sue prime indicazioni precise, che denotano in gran parte la sua visione di calcio.

Tuttavia le amichevoli estive avevano fatto suonare più di qualche campanello d’allarme, specie le sconfitte contro Barcellona e Pomigliano, in cui è emersa un’evidente confusione tattica, frutto dei tentativi di Montemurro di provare con mano i progressi della squadra.

Nonostante le polemiche sorte in seguito ai risultati poco confortanti, Montemurro ha sempre predicato calma e soprattutto soddisfazione per quanto visto, affermando con sicurezza che la strada imboccata fosse quella giusta e che in vista delle partite ufficiali si sarebbe vista ben altra Juventus. I fatti gli stanno dando ragione.

Nel primo turno di qualificazione alla fase a gironi di UWCL le bianconere hanno conseguito due netti successi ai danni del Kamenica Sasa e del St. Pölten: in particolare con quest’ultima formazione, contro cui secondo Montemurro le bianconere erano sfavorite e che nella scorsa UWCL era giunta agli ottavi di finale facendo faticare parecchio il Rosengård per ottenere l’accesso ai quarti di finale, si è incominciato a vedere concretamente il calcio che vuole Montemurro.

Velocità, pressing alto asfissiante, ricerca della verticalità attraverso pochi passaggi, impostazione dal basso in cui i difensori centrali hanno un ruolo essenziale ed esterne d’attacco che puntano costantemente la profondità per poi servire al centro la prima punta oppure le accorrenti mezzali.

Emblematico in questo senso il primo gol di Bonansea: Peyraud-Magnin lancia con le mani verso Hyyrynen che sventaglia poi sulla fascia opposta per Caruso la quale gestisce il pallone e lo passa per l’accorrente Bonansea che fulmina il portiere avversario col piatto destro. In sintesi tre passaggi e poi gol: in fondo il calcio è un gioco semplice, ma sono necessarie le interpreti e le idee giuste che lo semplifichino (ed alla Juventus non mancano).

Alla prima di campionato contro il Pomigliano sono cambiate alcune giocatrici, in vista della sfida d’andata valida per il secondo turno di qualificazione alla fase a gironi di UWCL, ma il copione è rimasto il medesimo: d’altronde, come dice lo stesso Montemurro, è importante che la squadra abbia un’identità precisa ma sappia adattarsi sempre agli avversari colpendoli poi nei loro punti deboli. Il mister parla e le ragazze eseguono alla lettera: il Pomigliano non è riuscito a prendere le dovute contromisure mentre la Juventus non ha praticamente mai sofferto in difesa e punto in attacco al momento opportuno.

Da sottolineare l’atteggiamento diametralmente opposto rispetto all’era Guarino per quanto concerne i difensori centrali, che si alzano molto per impostare la manovra offensiva ed intercettare in anticipo le giocate delle avversarie. In questo nuovo modus operandi si è adattata perfettamente Lenzini, che è stata protagonista di una prestazione di fatto senza sbavature ed ha impostato il gioco con efficacia lasciando il compito di marcatrice pura alla capitana di giornata Salvai.

Montemurro sembra aver pure rivitalizzato Rosucci, che nell’ultima stagione aveva mostrato una scarsa produzione offensiva mentre in quest’inizio di stagione pare decisamente nel vivo del gioco anche vicino alla porta.

Caruso invece sembra ancor di più rivolta in avanti, quasi nella posizione di trequartista a ribadire in rete ogni occasione fallita dalle colleghe. Un po’ fuori invece dal fulcro del gioco Cernoia, che probabilmente deve ancora trovare la sua collocazione tattica precisa nel nuovo scacchiere bianconero. Infine Zamanian in posizione da regista è un piacere per gli occhi.

Indubbiamente la Juventus deve ancora migliorare molto negli automatismi, nell’impostazione difensiva e soprattutto nel cinismo in fase offensiva, ma sono tutti dettagli che col tempo, visto le ottime premesse, potranno essere sicuramente perfezionati, senza scordare che si è ad inizio stagione e quindi la mancanza di brillantezza psicofisica è assolutamente fisiologica.

In sintesi il cantiere Montemurro è ancora in corso, ma sta già mostrando eccellenti frutti ed il futuro lascia davvero ben sperare.

Le tante chiacchiere negative di quest’estate sono state spazzate via dal vento delle partite ufficiali, quelle che contano veramente e su cui bisogna poi giudicare l’operato di dirigenti, staff tecnici e calciatrici.

Di Davide Torretta

Redattore presso Cartellino Rosa

Rispondi